In viaggio con Mario Messori 1960/2016

Visionando l’Archivio Eni a Pomezia nel 2016, ho scoperto due contenitori ad anelli con centinaia di provini fotografici a contatto realizzati in Iran dal “geologo Agip” Lauro Messori tra il 1958 e il 1960. Su ogni foglio le indicazioni scritte di suo pugno invadono spesso le Immagini attraverso segni, parole e schemi scientifici di riferimento al paesaggio e alle persone che egli incontrava nei suoi spostamenti sul territorio iraniano. 
Ero in presenza di un racconto fotografico di squisita fattura, fatto da un geologo che amava la fotografia per ragioni scientifiche ma anche come un mezzo per fissare il mondo che ogni giorno incontrava nei suoi spostamenti. Cosí ho iniziato un “viaggio nel viaggio” e usando uno scanner ho ricomposto liberamente le immagini seguendo il flusso della mia fascinazione. Messori scrive anche una cronistoria delle sue emozioni, racconta ciò che lo aveva incuriosito nelle sue giornate di lavoro. Fotografa i colleghi che nel deserto iraniano prelevano campioni di roccia da analizzare a Roma unendo in questo modo il pensiero scientifico del ricercatore a quello libero della fotografia.
Usa la sua scrittura e le sue immagini come una continua costruzione di mappe insieme geologiche e mentali in cui la natura che lo circonda è descritta in una visione non retorica, ma trasparente e diretta tra la lucidità scientifica e la poetica di uno sguardo sensibile ed acuto.
Ho usato il suo “oggetto” – i due contenitori con i provini – e l’ho trasformato in una “cosa” ri-creando un secondo archivio, usando la materia dell’oggetto stesso: il cartoncino del supporto con incollati i provini fotografici con i loro tracciati di segni e scritture. Non ho stampato dai suoi negativi ma ho usato lo scanner per poi agire in post produzione, unendo parti fotografiche vicine o lontane tra loro, mescolando toni di sfumature e sostituendo immagini con altre per nuove sequenze lasciando sempre al loro posto i segni di scrittura, spesso tagliati e resi illegibili, cosí come uscivano dalle singole scansioni. Ho costruito una sequenza narrativa e simbolica tra le infinite che si potevano costruire, molto soggettiva in sintonia con la mia ricerca perchè una “cosa è vita”, è letteralmente tutto quanto esiste nella realtà o nell’immaginazione, 
Il mio intervento si è concretizzato infine in un lungo nastro di immagini che non ha interruzioni, come una metafora filmica, che scorre da una foto all’altra e io sono dentro al viaggio di Messori che ripercorro a distanza di tempo.
… “Ancora un ribaltamento di tempi” come scrive Alessandro Castiglioni “(1) che sembra suggerire una serie di questioni care a Cresci e chiaramente presenti in mostra: una temporalità non cronologica, una spazialità non euclidea, una narrazione non lineare.
Queste condizioni non possono che portare ad una lettura dell’archivio Eni, radicale per libertà e autonomia, non solo capace di scrivere una differente, possibile, storia ma anche di porre domande e problematizzare fatti che, con sicurezza, pensiamo di conoscere.”

(1) Testo critico: “ Mario Cresci, “In viaggio con Messori, 1960 / 2016”, Torino, 2016

Courtesy, Archivio Eni, Pomezia (Roma)

Mario Cresci (Chiavari, 1942) è tra i primi in Italia della sua generazione ad applicare e coniugare la cultura del progetto alle sperimentazioni sui linguaggi visivi. A partire dagli anni Settanta ibrida lo studio del linguaggio fotografico e la cultura del progetto con l’interesse per l’antropologia culturale, realizzando in Basilicata progetti centrali per lo sviluppo della fotografia in Italia, tra cui ricordiamo il libro Matera, immagini e documenti del 1975. Il progetto sperimentale del laboratorio-scuola di formazione artistica tra arte, multimedia e design, ideato per la Regione Basilicata, lo avvicina sempre più all’insegnamento che, dalla fine degli anni Settanta in poi, diviene parte integrante del suo lavoro. È autore di opere multiformi caratterizzate da una libertà di ricerca che attraversa il disegno, la fotografia, l’esperienza video, l’installazione.
La rifondazione del senso del paesaggio e della costruzione dell’immagine fotografica lo portano a essere uno degli autori cardine della mostra Viaggio in Italia che Luigi Ghirri organizza alla Pinacoteca Provinciale di Bari nel 1984.
Tra le più recenti esposizioni personali si ricordano: nel 2004 la mostra antologica Le case della Fotografia, 1966-2003 presso la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (GAM) di Torino; tra 2010 e 2012 il progetto itinerante di Forse Fotografia presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma e Palazzo Lanfranchi di Matera; nel 2014 la mostra Ex-post. Orizzonti momentanei al Museo d’Arte (MA*GA) di Gallarate e nel 2016 le due mostre In aliam figuram mutare al Castello Sforzesco di Milano e Mario Cresci. Ri-creazioni presso Camera di Torino.
Ampia e articolata è la sua produzione di libri e più in generale di contributi, anche teorici, sulla fotografia e la comunicazione visiva.

Formato chiuso cm 16 x 23 , formato aperto cm 23 x 500
fotografie in b.n.
Euro 25.00
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